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Andrea Zanzotto
(Pieve di Soligo, Treviso
1921)

LA VITA SILENZIOSA
a M.
I
Sediamo
insieme ancora
tra
colli, nella domestica selva.
Tenere
fronde dalle tempie scostiamo,
soli e
cardi e vivaci prati scosto
da te,
amica. O erbe che salite
verso il
buio duraturo, verso
qui
omnia vincit.
E venti
estinguono e rinnovano
a ogni
volgere d'ore e d'acque
le anime
nostre.
Ma noi
sediamo intenti
sempre a
una muta fedele difesa.
Tenera
sarà la mia voce e dimessa
ma non
vile,
raggiante nella gola
- che
mai l'ombra dovrebbe toccare -
raggiante sarà la tua voce
di
sposalizio, di domenica.
Non
saremo potenti, non lodati,
accosteremo i capelli e le fronti
a vivere
foglie,
nuvole, nevi.
Altri
vedrà e conoscerà: la forza
d'altri
cieli, di pingui
reintegratrici
atmosfere, d'ebbri paradossi,
altri
moverà storia
e sorte.
A noi
le madri
nella cucina fuochi
poveri
vegliano, dolce
legna in
cortili cui già cinge il nulla
colgono.
Poco latte
ci
nutrirà finché
stolti
amorosi inutili
la
vecchiezza ci toglierà, che nel prossimo
campo le
mal fiorite aiole
prepara
e del cuore
i
battiti incerti, la pena
e
l'irreversibile stasi.
II
Ma tu
conoscerai del mio sorriso
l'implorazione ferma
nei
millenni come una ferita,
io del
tuo l'alba a ogni alba.
Germoglio lieve ti conoscerò:
quanto
aprirai, quanto ci appagherai
di lievi
avvenimenti.
Droghe
innocue, bufere di marzo;
orti
d'iridi e di cera, sinecure
per
menti e mani molli d'allergie;
letture
su pulviscoli d'estati,
letture
su piogge, tra spine infinite di piogge.
Talvolta
Urania il vero
come
armato frutto ci spezzerà davanti:
massimi
cieli,
voli che
la notte
solstiziale riattizza,
gemme di
remotissimi
odî e
amori, d'idrogeno
sfolgorante fatica:
deposti
qui nell'acqua di un pianeta
per
profili di colchici e libellule.
Forse
alzerò fino a te le mie ciglia
fino a
te la mia bocca cui l'attesa
alterò
dire, esistere.
E anche
nella terra,
domani,
l'ultimo mio indizio
inazzurrirà di stellati entusiasmi,
di
veloci convulse speranze.
Avremo
lontananze capovolte
specchi
che resero immagini rubate
fiori
usciti da mura ad adorarti.
Saremo
un solo affanno un solo oblio.
IX Ecloghe
Mondadori 1962
Voce Nazzareno Luigi Todarello
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