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Torquato Tasso
(Sorrento, Napoli 1544 -
Roma 1595)
Voce Nazzareno Luigi Todarello
Io non posso gioire
Io veggio in cielo
scintillar le stelle
Amor l'alma
m'allaccia
Come vivrò ne le mie
pene, Amore
Già non son io
contento
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Io
non posso gioire
lunge da voi, che siete il mio desire; ma 'l mio pensier fallace passa monti e campagne e mari e fiumi; e m'avvicina e sface al dolce foco de' be' vostri lumi; e 'l languir sì mi piace ch'infinito diletto ho nel martire.
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Rime per Lucrezia
Bendidio, XXIII
se la dolce memoria non
m'aita
imaginata vista e caro
obietto,
la mia vita e 'l mio bene;
ma pur mezzo son io tra
morto e vivo,
poi che del cor son privo.
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Rime per Lucrezia
Bendidio, XXV
Camminando di notte prega le stelle che guidino il suo corso.
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Io veggio in cielo scintillar le stelle
oltre l'usato e lampeggiar tremanti,
come ne gli occhi de' cortesi amanti
noi rimiriam talor vive facelle.
Aman forse là suso, o pur son elle
pietose a' nostri affanni, a' nostri pianti?
mentre scorgon le insidie e i passi erranti
là dove altri d'Amor goda e favelle?
Cortesi luci, se Leandro in mare
o traviato peregrin foss'io
non mi sareste di soccorso avare:
così vi faccia il sol più belle e chiare,
siate nel dubbio corso al desir mio
fide mie duci e scorte amate e care.
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Rime per Lucrezia
Bendidio, XXXIII
Non avendo ardire di parlar con la sua donna nel ballo, prega Amore che sciolga i legami de la lingua e raddoppi quelli del core.
non mi doglio io per ciò, ma ben l'accuso
la lingua a ciò ch'io taccia
anzi a madonna timido e confuso
che mi stringa un sol men de' lacci tuoi
tanti n'aggiungi in quella vece al core.
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Rime per Lucrezia
Bendidio, XLVII
lunge da voi, che sete il
mio tormento,
m'arde il pensier; ma s'egli
a voi mi giunge
allora più vicin che son più
lunge,
più del mio foco se maggior
il sento.
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Rime per Lucrezia
Bendidio, XXIV |
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