O affrascate di
tigli
o forche di alberi
avverdite
avete mai sentito
la notte il mare farsi di piume,
divenire le
nidiate dei pesci a costa
e bracciarla e
invaderne le reni
sul pacciume umido
e inerte
dell'acquitrinìo
fluviale,
dove giacciono
appesantiti di conchiglie
i vimini strappati
ai promontori...
o interni di onde
io sono stato
pesce,
io sono andato in
spirito tra i miei
simile a loro e in
cerchio ma dissimile.
E andavo frangendo
il muso barbuto
nella fine sabbia
di marzo
e alìavo il traino
delle spume,
la lunga teoria
delle pinne,
non più pesce
adesso ma uccello,
benché tolto alle
acque non ancora del cielo.